mercoledì 16 febbraio 2011


«Alzati e va’: la tua fede ti ha salvato»
Nel guarire, Gesù, non fa ricorso a gesti magici. Uno dei verbi che gli evangelisti usano per descrivere questa sua attività è therapeùo. Nel greco classico, questo verbo prima che guarire, significa servire; nei Vangeli è usato nel senso di "curare", "prendersi cura", e quindi, dedicarsi ai malati, farsi carico delle loro malattie e debolezze, seguire e favorire il processo che porta il malato alla guarigione.  La sua azione terapeutica avviene all'interno di una relazione....(continua)







Di Gesù, nei Vangeli spesso viene detto che di fronte ai malati, egli ascolta il loro grido, prova compassione, si coinvolge nella loro sofferenza, si fa vicino, li tocca lasciandosi personalmente contaminare dal loro malessere, e stabilisce una relazione personale con loro. È all'interno di questa relazione che egli si prende cura e guarisce. Matteo, per esempio, ricorda: «vide una gran folla e sentì compassione(esplanchinìsthe) per loro e si prese cura (etheràpeusen) dei loro malati» (Mt 14,14).  È all'interno di questa relazione che egli restituisce all'altro la capacità di acquistare un atteggiamento nuovo e di ritornare a comunicare con se stesso con gli altri e con Dio.  L'azione terapeutica di Gesù mira certamente a ridare guarigione fisica a chi gli sta dinanzi, ma non si ferma a questa, la cura della salute fisica prelude alla vita piena, alla salvezza e liberazione globale dell'uomo. E’ segno di una guarigione che tocca l'uomo nel suo profondo e risveglia in lui la capacità di aprirsi e relazionarsi, senza riserve con Gesù stesso, e, a partire dall' abbraccio con Gesù, con se stesso e con le sue ferite, ma anche con tutti gli uomini e con il creato.  Dopo aver posto il segno della guarigione, spesso Gesù dice al suo interlocutore: «Alzati e va': la tua fede ti ha salvato» (Lc 17,19, ma anche 7,50 e 8,48, dove aggiunge: «va' in pace»). È come se dicesse: risorgi e apriti, cammina da vivente, il mio abbraccio, il mio respiro, ti ha dato un cuore nuovo, occhi nuovi, ha ridato un orientamento nuovo alla tua vita quindi: va' in pace, porta in te l'armonia di Dio e vivi in armonia con te stesso e con gli altri.







Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Davanti alla ricchezza della Parola mi sento come chi ha a che fare con i puntini della pista cifrata della Settimana Enigmistica… Tanti puntini da unire con una penna per ottenere una immagine significativa. Oggi vi consegno qualche “puntino”, provate voi a collegarli per ricavarne il messaggio personalissimo di Dio per voi!
1. Siamo malvagi. Tutti, nessuno escluso. Quando riceviamo un offesa o un torto desideriamo rivalerci. Vendetta! Tuttavia ci rendiamo conto che questi pensieri sono terribili, e allora li seppelliamo sotto tante giustificazioni, oppure preferiamo rimuovere i  nostri sentimenti sgradevoli assumendo una “sana” indifferenza nei confronti dei nostri avversari… Ma il conflitto in campo aperto sulla linea dell’occhio per occhio oppure la sana indifferenza non estirpano la malvagità dalla nostra vita. Il male nutre se stesso e diventa sempre più pervasivo. Per rompere questo circolo vizioso – dice Gesù – è opportuno rispondere al male con il bene. Il bene, la riceca del dialogo, la disponibilità a perdere se stessi per il bene dell’altro disarmano il male e ci fanno fare un esperienza vera di cosa significa essere Figli di quel Dio-Padre che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”.
2. Gesù ci chiama a superare la logica del clan, del gruppo, della famiglia, quasi che sia possibile amare solo le persone che ci sono affini per legami psicologici o di sangue (come ci lascia intendere la prima lettura, Lv 19,1-2.17-18). Invitandoci ad amare i nemici e a pregare per loro, Gesù cancella dal suo vocabolario la parola “nemico” e vorrebbe che fosse cancellata anche da quello dei suoi discepoli. Non esistono nemici, tutti sono “prossimo”. Non solo. Gesù aggiunge che bisogna anche pregare per quelli che ci persegutano. Così facendo egli vuole allargare il nostro cuore sino agli estremi confini della terrra e superare anche quelli che ci rendono nemici gli uni degli altri…




3. Le parole del brano ci aiutano a prendere la misura dell’amore: “Quanto dista l’oriente dall’occidente”. E’ questa la misura smisurata della misericordia di Dio. Essa ci viene rivelata nel volto del Padre che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni”. Chiedendoci di guardare verso il Padre, il Signore Gesù ci chiede di lasciarci andare per aprirci ad un orizzonte molto  più vasto di quello attuale. Il Signore sembra dirci che “l’oriente della nostra vita è l’altro, come pure egli (il Signore) è l’occidente in cui far morire il nostro egoismo per far continuamente rinascere la nostra carità chiamata a lasciarsi misurare da quella del “Padre dei cieli”. Si tratta di non esasperare le distanze, imparando a vivere ogni distanza – anche quelle più dolorose – come occasione per diventare un poco più “perfetti” in quell’amore che, per sua natura, è sempre imperfetto” .

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