DAVIDE E JONATA
« ... Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, l'anima di Gionata s'era già talmente legata all'anima di Davide, che Gionata lo amò come se stesso» (1 Sam cap. 18, vers. 1). Gionata era figlio di Saul e riconobbe in Davide non un avversario, ma una persona che poteva essergli amica. Gionata non si privò del piacere di un'amicizia come quella con Davide per il "semplice" fatto di vedere in lui un "potenziale nemico", ma perché lo amava come se stesso (1 Sam cap. 18, vers. 1).
Eh sì! Ama il prossimo tuo come te stesso! (Mt cap. 22, vers. 34-40) Oppure « ... Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro ... » (Mt cap. 7, vers. 12). Proprio questo fece Gionata, più di dieci secoli prima d Gesù! Un uomo che si accettava così com'era - era il figlio del re - e proprio perché amava se stesso, riuscì ad amare anche Davide! Proprio perché amava se stesso, non si lasciò sfuggire una relazione come quella con Davide che avrebbe dato tanto a lui e al futuro re d'Israele.
Nel caso di Gionata vale proprio il detto chi trova un amico, trova un tesoro (Siracide cap. 6, vers. 14). Gionata fu per Davide una protezione potente (Siracide cap. 6, vers. 14), perché gli donava ciò che più gli serviva: la sua totale lealtà; un amico vero di cui ti puoi fidare, sempre; un amico vero con cui ti puoi consigliare, sempre.
Un amico vero ti permette di portare a compimento quanto desideri nel profondo, perché - certamente - mai ti farà mancare il suo disinteressato sostegno. Non c'è dunque da meravigliarsi, né da stupirsi se Davide - dopo aver appreso della sua morte - esclama: « ... la tua amicizia [intima e spirituale] era per me preziosa più che amore di donna ... » (1 Sam cap. 1, vers. 26).
Invidia o collaborazione?
Questi sono gli atteggiamenti che i personaggi biblici incarnano e che sono ora proposti alla nostra meditazione e, soprattutto, alla nostra vita. Se ciascuno di noi vive e realizza ciò che Dio vuole da lui, compiendo - ora dopo ora - tutto la parte che ci spetta, fino in fondo, allora difficilmente saremoarrabbiati e – quindi – invidiosi di quello che gli altri fanno e noi no! In fondo, il detto latino homo faber fortunae suae resta sempre vero e valido.
Se così agiremo, troveremo amici come Gionata - magari e più realisticamente anche uno solo - pronti a sostenerci, aiutarci, consolarci e a fare di tutto perché possiamo essere felici. Ovviamente, saremo anche noi amici come Gionata per tanti altri o solo per qualcun'altro. La strada alternativa èl'invidia, che nasce dalla rabbia la cui radice nascosta è dentro la nostra coscienza; una coscienza che sa - purtroppo - di non aver obbedito, di aver oltrepassato i limiti delle proprie competenze, di aver invaso il campo altrui, di aver perduto la pazienza a la speranza ... troppe volte. Come può, un uomo o una donna così, sopportare il successo e la realizzazione di altri? Per questo, in alcuni casi, si giunge perfino ad uccidere, non fisicamente … ma moralmente!
Simone Venturini
Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
1. Siamo malvagi. Tutti, nessuno escluso. Quando riceviamo un offesa o un torto desideriamo rivalerci. Vendetta! Tuttavia ci rendiamo conto che questi pensieri sono terribili, e allora li seppelliamo sotto tante giustificazioni, oppure preferiamo rimuovere i nostri sentimenti sgradevoli assumendo una “sana” indifferenza nei confronti dei nostri avversari… Ma il conflitto in campo aperto sulla linea dell’occhio per occhio oppure la sana indifferenza non estirpano la malvagità dalla nostra vita. Il male nutre se stesso e diventa sempre più pervasivo. Per rompere questo circolo vizioso – dice Gesù – è opportuno rispondere al male con il bene. Il bene, la riceca del dialogo, la disponibilità a perdere se stessi per il bene dell’altro disarmano il male e ci fanno fare un esperienza vera di cosa significa essere Figli di quel Dio-Padre che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”.
2. Gesù ci chiama a superare la logica del clan, del gruppo, della famiglia, quasi che sia possibile amare solo le persone che ci sono affini per legami psicologici o di sangue (come ci lascia intendere la prima lettura, Lv 19,1-2.17-18). Invitandoci ad amare i nemici e a pregare per loro, Gesù cancella dal suo vocabolario la parola “nemico” e vorrebbe che fosse cancellata anche da quello dei suoi discepoli. Non esistono nemici, tutti sono “prossimo”. Non solo. Gesù aggiunge che bisogna anche pregare per quelli che ci persegutano. Così facendo egli vuole allargare il nostro cuore sino agli estremi confini della terrra e superare anche quelli che ci rendono nemici gli uni degli altri…
3. Le parole del brano ci aiutano a prendere la misura dell’amore: “Quanto dista l’oriente dall’occidente”. E’ questa la misura smisurata della misericordia di Dio. Essa ci viene rivelata nel volto del Padre che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni”. Chiedendoci di guardare verso il Padre, il Signore Gesù ci chiede di lasciarci andare per aprirci ad un orizzonte molto più vasto di quello attuale. Il Signore sembra dirci che “l’oriente della nostra vita è l’altro, come pure egli (il Signore) è l’occidente in cui far morire il nostro egoismo per far continuamente rinascere la nostra carità chiamata a lasciarsi misurare da quella del “Padre dei cieli”
. Si tratta di non esasperare le distanze, imparando a vivere ogni distanza – anche quelle più dolorose – come occasione per diventare un poco più “perfetti” in quell’amore che, per sua natura, è sempre imperfetto” .
. Si tratta di non esasperare le distanze, imparando a vivere ogni distanza – anche quelle più dolorose – come occasione per diventare un poco più “perfetti” in quell’amore che, per sua natura, è sempre imperfetto” .
Saggezza e avvertimenti
Approfondimento per Cristiani
Recuperare lo spirito di profezia, è come recuperare la vista spirituale nel corpo di Cristo.
Abbiamo sperimentato e constatato che Dio parla al suo principalmente attraverso le Scritture, ma anche con i doni e le manifestazioni profetiche.

Le rivelazioni dello Spirito Santo hanno una funzione molto strategica e benefica nel piano di Dio per il Suo popolo, ma la loro efficacia è collegata all'interpretazione e applicazione nel modo e nel tempo giusto.
Alcuni consigli sul come amministrare saggiamente nell'ambito profetico, sono necessari per la crescita e maturità della chiesa.
Siate voi stessi: per esempio, non cadere nell'errore di imitare gli altri.
Il mondo ha bisogno di persone che hanno abbastanza sicurezza in Dio da poter essere se stesse, cosicché la gloria di Dio si manifesti.
In parte conosciamo, in parte profetizziamo (ICor.13:9). Dio permette che anche le persone più accreditate profeticamente possano errare nell'interpretazione, questo perché:
1) per mantenere umile il servitore;
2) per mantenerci dipendenti dal Signore;
3) per impedirci di elevare in modo sbagliato ad uno stato di infallibilità le persone profeticamente dotate. Dio parla in molti modi diversi e usa strumenti diversi, perciò non possiamo avere il monopolio del metodo divino, lo spirito dei profeti è sottoposto ai profeti (ICor.14:32). Dio non forza il nostro libero arbitrio.

Non dobbiamo fare gli psicologi, solo la rivelazione dello Spirito può aprire la porta del cuore, Dio risponderà alla nostra fame dandoci cose buone per essere strumenti di salvezza (Lc. 11:5-13).
Non dobbiamo profetizzare al di la della nostra fede (Rom.12:6).
Come nelle cose naturali c'è un processo di crescita, così è nelle cose dello spirito, e dunque mai disprezzare le piccole cose ma attenersi genuinamente a quello che riceviamo dal Signore.
Bisogna essere coraggiosi ma non avventati e con manie di protagonismo, Dio si aspetta che noi sbagliamo e se rimarremo umili la nostra fede crescerà.
Seguire la presenza del Signore: quando cerchiamo la guida dello Spirito Santo per avere intendimento per esempio su un'interpretazione, possiamo sentire un senso di pace se siamo sulla pista giusta, oppure di confusione se siamo su quella sbagliata.
Servire col nostro dono, ma non cercare di stabilire autorità per via di esso.
Evitare di profetizzare quando si è arrabbiati (vedi esempi di Mosè ed Eliseo). Il nostro cosiddetto discernimento , potrebbe essere in realtà paura e sospetto.
Evitare di profetizzare cose troppo personali in modo pubblico; è meglio essere temprati dall'amore , dando così speranza e fiducia allo stanco e incoraggiamento per servire il Signore. Dio parla e agisce in favore del Suo popolo, anche se non sempre in modo spettacolare, molto più di quello che immaginiamo (Ef. 3:20).
La Sua opera è perfetta, non la nostra, e noi dobbiamo avere piena fiducia nella Sua opera.
Abbiamo sperimentato e constatato che Dio parla al suo principalmente attraverso le Scritture, ma anche con i doni e le manifestazioni profetiche.
Le rivelazioni dello Spirito Santo hanno una funzione molto strategica e benefica nel piano di Dio per il Suo popolo, ma la loro efficacia è collegata all'interpretazione e applicazione nel modo e nel tempo giusto.
Alcuni consigli sul come amministrare saggiamente nell'ambito profetico, sono necessari per la crescita e maturità della chiesa.
Siate voi stessi: per esempio, non cadere nell'errore di imitare gli altri.
Il mondo ha bisogno di persone che hanno abbastanza sicurezza in Dio da poter essere se stesse, cosicché la gloria di Dio si manifesti.
In parte conosciamo, in parte profetizziamo (ICor.13:9). Dio permette che anche le persone più accreditate profeticamente possano errare nell'interpretazione, questo perché:
1) per mantenere umile il servitore;
2) per mantenerci dipendenti dal Signore;
3) per impedirci di elevare in modo sbagliato ad uno stato di infallibilità le persone profeticamente dotate. Dio parla in molti modi diversi e usa strumenti diversi, perciò non possiamo avere il monopolio del metodo divino, lo spirito dei profeti è sottoposto ai profeti (ICor.14:32). Dio non forza il nostro libero arbitrio.
Non dobbiamo fare gli psicologi, solo la rivelazione dello Spirito può aprire la porta del cuore, Dio risponderà alla nostra fame dandoci cose buone per essere strumenti di salvezza (Lc. 11:5-13).
Non dobbiamo profetizzare al di la della nostra fede (Rom.12:6).
Come nelle cose naturali c'è un processo di crescita, così è nelle cose dello spirito, e dunque mai disprezzare le piccole cose ma attenersi genuinamente a quello che riceviamo dal Signore.
Bisogna essere coraggiosi ma non avventati e con manie di protagonismo, Dio si aspetta che noi sbagliamo e se rimarremo umili la nostra fede crescerà.
Seguire la presenza del Signore: quando cerchiamo la guida dello Spirito Santo per avere intendimento per esempio su un'interpretazione, possiamo sentire un senso di pace se siamo sulla pista giusta, oppure di confusione se siamo su quella sbagliata.
Servire col nostro dono, ma non cercare di stabilire autorità per via di esso.
Evitare di profetizzare quando si è arrabbiati (vedi esempi di Mosè ed Eliseo). Il nostro cosiddetto discernimento , potrebbe essere in realtà paura e sospetto.
Evitare di profetizzare cose troppo personali in modo pubblico; è meglio essere temprati dall'amore , dando così speranza e fiducia allo stanco e incoraggiamento per servire il Signore. Dio parla e agisce in favore del Suo popolo, anche se non sempre in modo spettacolare, molto più di quello che immaginiamo (Ef. 3:20).
La Sua opera è perfetta, non la nostra, e noi dobbiamo avere piena fiducia nella Sua opera.
Parole di vita
(Pr.18;21; Gv.6:63)
C'è di sicuro un notevole potere nella parola. La definizione stessa della vita in riferimento alla parola potrebbe essere quella di "comunicazione". Comunicare significa scambiare: difatti possiamo dire, prendendo esempio dalla natura, che una cosa è viva fintanto che comunica e interagisce con l'ambiente circostante (respirare, nutrimento ecc.).........(Continua)
In caso contrario vuol dire che è sopraggiunta la morte.
-- In modo simile e nel senso spirituale, la mancanza di comunicazione con Dio e di nutrimento porta alla morte spirituale.
-- Gesù è la Parola di Dio(Gv. 1:1), Lui è la comunicazione del Padre con la creazione, coloro che ascoltano la sua voce sono uniti al più grande potere dell'universo, il potere della vita.
-- Il Signore non ha prodotto la creazione "pensando", bensì con la "Parola". Egli non ci ha detto di pensare alla montagna, ma di dire..
-- Le parole sono il canale del più grande potere dell'universo, più diventiamo spirituali e più comprenderemo questo. Più diventiamo uniti alla Parola in Persona (Cristo), più preziose e potenti saranno le nostre parole. La Parola deve prima essere preziosa per noi. Nel mondo in cui viviamo si parla troppo e superficialmente; La Bibbia dice che nella moltitudine delle parole non manca la colpa (Pr.10:19; Ec. 5:3).
E' sorprendente considerare quante poche parole Cristo ha usato, nella cui bocca non fu trovata frode
(Is. 53:9; IPt. 2:22)
In ciò è il principio del potere della parola pronunciata e della potenza di Dio che opera miracoli.
Tempismo
(Pr.25:11)
Il potere e l'efficacia della parola sono collegati al tempo e luogo. Per questo motivo dobbiamo essere sensibili non solo a ciò che Lui vuole dirci ma anche a quando Lui vuole dirlo. L'intera vita di Gesù è una manifestazione di grazia e tempismo. L'apostolo Paolo spiega l'importanza di comprendere e pronunciare parole spirituali(I Cor. 2:6--16). Il linguaggio dello spirito trascende quello umano, anzi è contrario e offensivo alla mente umana; questo è uno dei motivi perché Dio ci parla attraverso sogni e visioni, che a volte valgono mille parole.
--Dobbiamo dipendere dallo Spirito Santo, e questo presuppone che bisogna camminare nella luce e in comunione con Dio (IGv.1:5--7) perché le nostre parole possano avere il potere della luce di scacciare le tenebre, devono provenire da un cuore unito a Dio.
-- Prendere in prestito parole e conoscenza non sortirà la stessa efficacia e potenza delle parole che sgorgano dal nostro cuore(Gv. 7:38,39; At.19:13--16). Il vero servizio viene dallo Spirito che dimora nei nostri cuori, che genera ciò che è spirituale, la testimonianza di Gesù.
--Il nostro essere sale e luce della terra non dipende solo da ciò che crediamo, ma dalla nostra fedeltà nel vivere ciò in cui crediamo.
-- "Quello che è nato dalla carne è carne e quello che è nato dallo Spirito è spirito"(Gv. 3:6). Dal momento che lo Spirito Santo è spirito di verità, Lui appoggerà con la sua presenza e il suo potere soltanto ciò che è vero. Dio giudica i nostri cuori, non le nostre menti, perciò la "religione del cuore" prenderà il sopravvento su quella intellettuale (Pr. 4:23; Eb. 4:12).
-- Il potere spirituale che investirà la chiesa negli ultimi tempi sarà il risultato di un profondo pentimento e ravvedimento dal peccato.
-- "chiunque s'innalza sarà a abbassato e chi si abbassa sarà innalzato"(Mt. 23:12); anche se ciò è dovuto spesso ai giudizi di Dio, nella misura in cui la chiesa ha accolto questo giudizio, sarà innalzata e tenuta in grande stima dalle nazioni.
Avere pazienza e saggezza per il frutto permanente
Può sembrare strano che il Nuovo Testamento non prenda una posizione decisa contro i mali del secolo (aborto, infanticidi ecc.). I leader della chiesa primitiva non agirono con attacchi frontali verso i mali della società, usarono un potere maggiore; infatti non colpirono i "rami" della corruzione ma misero l'ascia alla radice.
--La via dello Spirito va al di la di un attacco frontale, salvo qualche eccezione, operando più lentamente di quanto noi siamo disposti ad aspettare. Questo succede perché Lui sta operando in direzione di un cambiamento molto più profondo, più completo e duraturo.
-- Il Signore opera dall'interno verso l'esterno, ed è vero come diceva lo storico Will Durant: "Cesare cercò di cambiare gli uomini, trasformando le istituzioni. Cristo ha cambiato le istituzioni trasformando gli uomini".
-- L'avvento del regno di Dio in terra ha a che fare con questo.
La via dello Spirito è molto pratica (Mt. 6:10), dobbiamo perciò trovare l'equilibrio tra il celestiale e il materiale.
Non è il semplice portare frutto che conta, ma portarne in modo duraturo.
Per questo dobbiamo dipendere dal Signore e imparare la pazienza (Eb. 6:12). La grande saggezza che sta per arrivare sulla chiesa, serve a fare vedere dalla prospettiva eterna; ciò darà la capacità di progettare con strategia e visione, al fine di ottenere del frutto permanente.